contributi,  SPAZIO PERSONALE

Il paesaggio della parola

di Paolo Pistoletti


in AAVV, Il luogo della parola (Fara Editore). Atti dell’incontro a Sant’Andrea di Conza – marzo 2015

[sintesi ripensata]

Queste brevi riflessioni seguono una mia personale ricerca, compresa tra poesia e meditazione. Vorrei iniziare con questi versi del poeta Clemente Rebora:

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:

[…]

IL PAESAGGIO INTERIORE


L’immagine tesa, l’ombra accesa, siamo noi. Noi che ricerchiamo di continuo il nostro spazio animico, da cui guardare il mondo. Nel silenzio del nostro paesaggio interiore. Dentro uno scenario essenziale e concentrato. C’è una tessitura che unisce tempo e spazio, dalla quale nasce ogni immagine. Il pensiero è la fonte, ma è anche il veicolo più sottile che ci fa muovere da idea a idea.

Il pensiero compone il paesaggio, tendendo all’interezza del quadro. Questo movimento viene da una forza sperimentabile come silenzio interiore.

L’esperienza che oggi l’uomo fa del logos – qui inteso come mistero di profondità – la fa attraverso il pensiero immaginale: la forza pensiero che forma l’immagine, il paesaggio interiore. Il paesaggio che viene prima di quello esteriore. C’è tutto un prima che ci feconda. Che cresce interiormente, un seme nell’humus della nostra terra.

Grazie alla nostra interiorità, poi, conosciamo il fuori.

Il paesaggio interiore è il luogo della vita vera, della vita inserita in un tempo altro. Ma tutto questo resta ignoto e oscuro. È il luogo proprio dell’Io conoscente, ma che non è conosciuto dall’io ordinario. Il luogo dello stante-non cadente. Il luogo anche del ricordo. Dell’indelebile fuori dal tempo e dallo spazio.

Un evento della primissima infanzia, allora, è come se fosse adesso.


IL PAESAGGIO ESTERIORE


Se penso alla mia esperienza di bellezza, non posso non pensare ai boschi della mia Umbria, alle colline, agli alberi, ai legni, ai profumi, alla pietra, al lago Trasimeno. Però il paesaggio esteriore, per quanto meraviglioso, andrebbe pensato come simbolo del paesaggio interiore. Il paesaggio che si vede è anche il luogo della forma della parola poetica. Ma la vita va prima cercata nel paesaggio interiore. “Chi cerca la vita trova la forma; chi cerca la forma trova la morte” [Eduardo de Filippo].
Noi percepiamo il paesaggio esteriore. Mentre in quello interiore pensiamo, sentiamo, vogliamo.


IL PAESAGGIO POETICO


Il paesaggio poetico è un luogo intermedio, una terra di mezzo. È il luogo dove l’immagine si trasforma; nella forza che prepara la parola, nella tensione tra interiore ed esteriore. È uno stato che sorge dalla ricerca, inconsapevole, di superamento della dualità soggetto-oggetto.

La forza immaginale porta ad uno stato altro, più presente alle cose, più vigile. Il porsi dinnanzi al mondo è un atto di donazione reciproco tra l’io e il mondo. La creazione di un terzo luogo. Uno spazio ulteriore in cui le cose, i fatti, la realtà, possono essere osservate con la forza di un distacco. Un qualcosa che ci viene donato per il superamento, per la sintesi.

Così, in qualche modo, viene superato il nostro pensare più speculativo e ordinario, entrando in gioco un elemento più sottile, diverso. Come un spazio animico, mediante il quale si percepisce un stato nuovo. Una attenzione che prende corpo, verso il pensiero, il quale comincia a osservare sé stesso. Mentre ogni parola arretrando muta. Così subentrando un silenzio, sempre più.

Quello che anima la parola non sta nella parola, ma nel pensiero che la pensa, con un atto sempre nuovo. Sta in un atto immaginale, che è una nuova creazione. La vera vita della parola sta in un pensiero così tanto intensificato da divenire immaginale. Nella dynamis dell’immagine avente il suo luogo al centro di ogni pensiero. Pensare i pensieri, e non le parole. Perché la parola non abita in sé stessa, ma nel pensiero che la pensa.

AAVV, Il luogo della parola (Fara Editore). Atti dell’incontro a Sant’Andrea di Conza [marzo 2015], pp.135-140, a cura di Alessandro Ramberti

Qui: https://www.faraeditore.it/nefesh/luogoparola.html

foto di Matthew Henry su Burst di Shopify

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

Lascia una risposta