• DIALOGHI

    Jorge Luis Borges – conversazioni con Osvaldo Ferrari. Di tigri, labirinti, specchi

    Una continuità misteriosa lega il procedere memoriale di Borges attraverso il suo mondo ricchissimo di citazioni, ricordi, riferimenti. Mentre tutt’intorno sembra regnare un universo caotico e irrazionale. Ma è un procedere come un “basso continuo”, mediante un tono ironico e svagato, ma anche lucido e vigile. Un pensiero vitale ricco di paradossi, riflesso di una realtà polimorfa e contradditoria, di elementi derivati da una cultura e un sentire vastissimi. Le sue intuizioni, così vive, governano ogni pagina. Tra i suoi temi ricorrenti ricordiamo: “la realtà straniante più della finzione”, “l’onirico”, “la predestinazione e il presentimento della morte”, “lo scrittore depositario della memoria universale”. E poi ancora: “l’ordine e il tempo…

  • POETI

    Franco Fortini – una poesia. “Non è vero”

    TRADUCENDO BRECHT II(1959-62) Non è vero . Non è vero che non siamo stati felici.Lo sei stato ogni voltache un occhio fissava decisoa negare o ad imprendere.Se entravi in una città ancora ignotao dove il mare sta.Se un gesto ricordava il buon uso dell’amore.Penetravi le chiese, contro gli affreschiil cuore come ti correva via. E rammentalo:piangeva di speranza quando ha voluto abbracciartilo straniero perseguitato.O quando leggevidello sconfitto sfuggito di mano ai potenti?E sul lavoro anche, perimpercettibili respiri,tra ira e polvere, se pensavi altre menti.Che senza sapere di noi in esse felici, altra gioiaora o quando che sia consumando, altro tempoa più durareavranno con noi costruito di attimi. … Franco Fortini,…

  • OLTRE

    Massimo Scaligero – Segreti dello spazio e del tempo. La transitoria visione del mondo

    Un altro testo essenziale di Massimo Scaligero, da riprendere e meditare nel corso del tempo, a varie riprese. Poiché il Pensiero vivo qui campeggia. Non c’è dunque bisogno si aggiungere altro, se non il consueto richiamo alla sottintesa [imprescindibile] necessità della pratica interiore – la concentrazione e la meditazione – secondo le indicazioni date dallo stesso Scaligero.   . Da Segreti dello spazio e del tempo, di Massimo Scaligero  (Tilopa, 1964) . Chi può penetrare lo spazio, incontrare il fluire del tempo? Soltanto chi non s’illuda di liberarsi delle condizioni sensibili portandosi oltre uno spazio e un tempo ritenuti reali perché misurabili: la realtà del tempo e dello spazio essendo…

  • POETI

    Seamus Heaney – una poesia da “Una porta sul buio”

    LA PENISOLA . Quando non hai più niente da dire, guidaper un giorno intorno alla penisola.Il cielo è alto come su una pista di decollo,la terra non ha segnali: non c’è arrivoma un attraversamento, pur sempre sfiorando l’approdo.A sera gli orizzonti si bevono il mare e i colli,il campo arato ingoia la facciata sbiancata a calcee sei di nuovo al buio. Ricorda, adesso,il litorale invetriato e il ceppo controluce,lo scoglio dove i frangenti si sbrindellavano in stracci,gli uccelli sospesi sui lunghi trampoli,isole galoppanti nella nebbia verso il largo,e torna a casa, ancora con niente da dire,tranne che ora decifrerai ogni paesaggiocon questo: cose fondate sulla propria forma e basta,acqua e…

  • CRITICA

    Giovanni Raboni – Meglio star zitti? Scritti militanti. Stroncatura di Marcel Proust come poeta

    Da critico, Giovanni Raboni esprimeva sempre, con schiettezza e senza timori, le proprie posizioni, così come la propria avversione nei confronti di opere ritenute “brutte” [anche se firmate da personaggi influenti e apprezzati]. Poiché, per lui, il dovere della critica militante, era proprio quello di adempiere a un imperativo imprescindibile: essere per il pubblico una guida onesta e attendibile. «Una stroncatura – diceva – pur che abbia un minimo di fondamento, serve alla buona salute della letteratura cento volte di più, non solo del silenzio, ma anche di un elogio infondato». L’imperativo filosofico per il critico, secondo Raboni, doveva essere quello di «far apparire l’oggetto» dell’opera [attitudine derivata dalla fenomenologia…

  • POETI

    Carlo Michelstaedter – una poesia da “Un angelo debole”

    Risveglio (Sul S. Valentin, giugno 1910) . Giaccio fra l’erbesulla schiena del monte, e beve il soleil mio corpo che il vento m’accarezzae sfiorano il mio capo i fiori e l’erbech’agita il ventoe lo sciame ronzante degli insetti. –Delle rondini il volo affaccendatosegna di curve rotte il cielo azzurroe trae nell’alto vasti cerchi il largovolo dei falchi…Vita?! Vita?! qui l’erbe, qui la terra,qui il vento, qui gl’insetti, qui gli uccelli,e pur fra questi sente vede godesta sotto il vento a farsi vellicaresta sotto il sole a suggere il caloresta sotto il cielo sulla buona terraquesto ch’io chiamo “io”, ma ch’io non sono.No, non son questo corpo, queste membraprostrate qui fra…