• POETI

    Vittorio Sereni – una poesia da Frontiera

    Inverno a Luino . Ti distendi e respiri nei colori.Nel golfo irrequieto,nei cumuli di carbone irti al solesfavilla e s’abbandonal’estremità del borgo.Colgo il tuo cuorese nell’alto silenzio mi commuoveun bisbiglio di gente per le strade.Morto in tramonti nebbiosi d’altri cielisopravvivo alle tue sere celesti,ai radi battelli del tardidi luminarie fioriti.Quando pieghi al sonnoe dài suoni di zoccoli e canzonie m’attardo smarrito ai tuoi bivim’accendi nel buio d’una piazzauna luce di calma, una vetrina.Fuggirò quando il ventoinvestirà le tue rive;sa la gente del porto quant’è vanala difesa dei limpidi giorni.Di notte il paese è frugato dai fari,lo borda un’insonnia di fuochivaganti nella campagna,un fioco tumulto di lontanelocomotive verso la frontiera. ……

  • PENSIERO

    Maurice Blanchot – la solitudine dell’opera

    La solitudine essenziale . Raccoglimento in sé. Anche di questo parla Maurice Blanchot nel suo libro Lo spazio letterario (Einaudi 1967) . E di una solitudine come di uno stato protratto di contemplazione, proprio all’essenza dell’opera. Del raccogliersi sempre in uno stesso punto concorde al nostro operare. Del nostro inconsapevole osservarci da lì, di fronte al nostro pensiero che crea. Senza intermissione, poiché nessuna opera umana è mai conclusa. [pp. 7-8] Si direbbe che apprendiamo qualche cosa intorno all’arte quando sperimentiamo ciò che la parola «solitudine» vorrebbe designare. Di questa parola si è fatto grande abuso. Tuttavia, «essere solo» che cosa significa? Quando è che siamo soli? Porre un simile…

  • POETICA

    Marina Cvetaeva – i tre tipi di poeta

    Tentativo di gerarchia Un buon poeta. Un grande poeta. Un poeta sublime. . Marina Cvetaeva in questo testo (Il poeta e il tempo, Adelphi editore, 2009) riesce, in pochi tratti, a delineare una tripartizione ideale, dalle sfumature sottilissime. Tutto il discorso può essere colto seguendo i movimenti del suo pensiero vivente. Risalendo supporto dopo supporto, ogni sapere dato per acquisito. Tutto ciò che sembrava solido e che invece adesso sembra svanire, per lasciare il posto alla percezione di una realtà più vera, più essenziale.   [pp. 92-93] Buon poeta può essere qualunque poeta. Dipende dall’intensità del suo dono poetico. Ma per il grande poeta un grande dono poetico è poco,…

  • POETI

    Emily Dickinson – ancora non l’ho detto al mio giardino

    50. Ancora non l’ho detto al mio giardino –perché mi potrebbe sopraffare.Non ho certo la forza a questo puntodi rivelarlo all’ape – non ne farò parola per la stradastupirebbe le botteghe che io –quella cosí ignorante – cosí timidaabbia la sfrontatezza di morire. Non devono saperlo le colline –dove ho vagato tanto –e non ditelo alle foreste devoteil giorno in cui dovrò andare – né si sussurri a tavola –né si accenni per la via sbadatamenteche oggi una entreràdentro l’enigma – … Emily Dickinson, da Poesie (Einaudi 2023) traduzione di Silvia Bre Emily Dickinson (Amherst, Massachusetts, 1830 – ivi 1886). Ebbe una vita priva di eventi esteriori, scegliendo, dopo i…

  • contributi,  SPAZIO PERSONALE

    Fonte Avellana – il pensiero immaginale, tra meditazione e poesia

    Legni – una lettura devadatta di Paolo Pistoletti contributo pubblicato su Dove sta andando il mio italiano? AA.VV, Fara Editore – atti dell’incontro a Fonte Avellana – giugno 2014 [sintesi ripensata] Confesso che, da molto tempo, nutro una particolare disaffezione nei confronti di certo pensiero teoretico e sistematico. Nei confronti di certo linguaggio astratto. Questa presa di distanza aveva avuto, tra l’altro, già un’accelerazione proprio al termine dei miei studi istituzionali. Del resto, già da alcuni anni, in quel sapere non trovavo più quello che cercavo. Nessuna profondità. Niente vita.  Tutto il corredo del linguaggio colto e dialetticamente efficace lo avvertivo oramai solo come una forma inerte. Quelle cattedrali di…

  • POETI

    Beppe Salvia – una poesia da Cuore

    Sillabe . Adesso io ho una nuova casa, bella anche adesso che non v’ho messo mano ancora. Tutta grigia e malandata, con tutte le finestre rotte, i vetri infranti, il legno fradicio. Ma bella per il sole che prende ed il terrazzo ch’è ancora tutto ingombro di ferraglia, e perché da qui si può vedere quasi tutta la città. E la sera al tramonto sembra una battaglia lontana la città. Io amo la mia casa perché è bella e silenziosa e forte. Sembra d’aver qui nella casa un’altra casa, d’ombra, e nella vita un’altra vita, eterna. … Beppe Salvia, da Cuore (cieli celesti), Rotundo, Roma, 1988 testo tratto da Un…