PENSIERO

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    Massimo Cacciari – “L’angelo necessario”. La pedagogia dell’invisibile

    Il saggio di Cacciari, L’Angelo necessario (Adelphi), è il risultato di un pensiero [filosofico-teologico] straordinariamente concentrato, e quindi, inaspettatamente vivo.  La ricerca sul tema, protratta per molti anni, ha sortito esiti sorprendenti, inglobando, in un quadro estremamente complesso, vari aspetti quali: l’identità dell’angelo, la sua nostalgia condivisa con l’uomo, la sua inappartenenza spaziotemporale, il suo muovere dall’infuori degli eventi, il suo tentativo metafisico di orientare l’umanità alla pedagogia dell’attesa. Nella simultaneità storica e metafisica dell’essere. Nell’antinomicità insieme alla polifonia della creazione. L’angelo è guardiano del non-dove, esegeta dei suoi infiniti nomi. Lui risponde al suo Principio, spinto dall’ossessione del messaggio perenne. Ma sullo sfondo domina l’immane questione della beatitudine-dannazione dell’angelo –…

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    Hans Georg Gadamer su Paul Celan – Chi sono io, chi sei tu

    L’incontro con la poesia celaniana segna un momento decisivo anche per l’ermeneutica di Gadamer. Per il filosofo tedesco, infatti, la “parola poetica” è linguaggio in senso eminente. È parola evocatrice. È sintesi tra senso e suono – “autorealizzazione” e “stabile presenza”. Gadamer tenta, insomma, di incontrare e riconoscere la scrittura cifrata di Celan, consapevole che, la stessa, è esasperazione e polivalenza. È ambiguità semantica e “spostamento”, indietreggiamento dalle strutture del linguaggio quotidiano. E tanto più la parola si rende autonoma dai riferimenti ordinari, tanto più si fa “eminente”. E quindi [al contrario di quanto riteneva Adorno], per Gadamer, la poesia di Celan non è “poetica negativa” connessa alla “morte del…

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    Pavel Florenskij – Lo spazio e il tempo nell’arte. L’ascesi del pensiero-luce

    Nell’opera di Florenskij, il trattato sullo spazio e il tempo nell’arte figurativa, svolge un ruolo fondamentale. Il grande pensatore russo, infatti, colloca le forme visive all’incrocio tra più discipline – per es. la matematica, la fisica, la biologia. Questa interazione a più livelli, quindi, è in grado di interagire con l’oggetto artistico. Una capacità di sintesi accresciuta, questa, anche grazie ai contributi della scienza moderna (con la geometria degli spazi curvi, e la teoria dei quanti). Ma, va detto, che l’analisi dello spazio assume un ruolo base non solo per la comprensione dell’arte. Infatti, sostiene Florenskij: “lo spazio [è anche] l’oggetto proprio e originario della filosofia”, dal quale poi tutte…

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    Giorgio Agamben – Il linguaggio e la morte. Ancora un pensiero

    Ripensare, al contempo, “Il linguaggio” e “la morte” – il nesso [il Verbo?] che le unisce, qui, accennato da Agamben. Il lampo nel pensiero e la dimora propria dell’uomo. La “negatività” dove passa la “voce”. E quindi l’essere altro, – oltre. Per questo tema di meditazione riporto qui un breve estratto dall’incipit del libro di Agamben. Da Il linguaggio e la morte. Un seminario sul luogo della negatività (Einaudi 1982) pp. 3-5 Introduzione In un passo della terza conferenza sull’Essenza del linguaggio, Heidegger scrive: “I mortali sono coloro, che possono fare esperienza della morte come morte. L’animale non lo può. Ma l’animale non può nemmeno parlare. […] «La relazione essenziale…

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    Martin Heidegger su Georg Trakl – la parola dell’origine

    La parola nella poesia Una puntualizzazione del dettato d’origine di Georg Trakl . Martin Heidegger, qui, parla del “punto ortivo”. Parla di “attenzione” e “pensiero” –  di cammino del pensiero. Il punto ortivo qui è percepito come forza originaria, germe che determina poi ogni espressione. Ma il filosofo sa che questa epoca è sensibile solo alle forme, le cerca, inconsapevole della vita che si cela nelle essenze. [pp. 283-285] «Puntualizzare», qui, significa innanzitutto: indicare al fine di per-venire al punto, al punto ortivo. E quindi vuol dire: prestare attenzione al punto. Entrambi, l’indicare al fine di pervenire al punto ortivo e il prestarvi attenzione, costituiscono i passi preparatorı di una…

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    Maurice Blanchot – la solitudine dell’opera

    La solitudine essenziale . Raccoglimento in sé. Anche di questo parla Maurice Blanchot nel suo libro Lo spazio letterario (Einaudi 1967) . E di una solitudine come di uno stato protratto di contemplazione, proprio all’essenza dell’opera. Del raccogliersi sempre in uno stesso punto concorde al nostro operare. Del nostro inconsapevole osservarci da lì, di fronte al nostro pensiero che crea. Senza intermissione, poiché nessuna opera umana è mai conclusa. [pp. 7-8] Si direbbe che apprendiamo qualche cosa intorno all’arte quando sperimentiamo ciò che la parola «solitudine» vorrebbe designare. Di questa parola si è fatto grande abuso. Tuttavia, «essere solo» che cosa significa? Quando è che siamo soli? Porre un simile…