Rocco Scotellaro – una poesia: “Saluto”
SALUTO
Mariarosa statti bona
io te lascio e t’abbandono(da un canto popolare)
.
Non sentirà mai più la maggiolata,
la figlia della quercia e della macchia.
Vestivi dei fiori delle ginestre
ridonate all’incolto pendio.
Inviolata eri e chiusa
come un acerbo fiorone.
Avevi l’occhio bianco dei faveti
spaurito, simile alle lepri
prese nel laccio delle mute.
Io quando t’assalii
sentii il tuo ventre ridere.
E le tue guancie arrossate
erano un altro selvatico fiore
lasciato a pascolo.
Io non ti rivedrò mai più
la figlia della quercia e della macchia.
Né ora che ricorre la tua festa,
la festa dei ceri e le contorte nicchie
e dentro il viso nero
di Maria di Fonti
che pare tua madre giovane.
Sei la prima voce,
sei alla testa del corteo
delle vergini in veli,
e vai spargendo dai cesti
vessilli di ginestra, e madreselva
profumata d’incenso.
Io non ti voglio dire
quante strade odorose ho da fuggire!
(22 maggio 1948)
…
Rocco Scotellaro, Tutte le opere, a cura di Franco Vitelli, Giulia Dell’Aquila, Sebastiano Martell (Mondadori, 2019)
poesie – parte prima (1940-1949)
Rocco Scotellaro Tricarico, Matera, 1923 – Portici, Napoli, 1953. Fu poeta, giornalista, narratore, uomo politico. Tutte le sue opere in volume furono pubblicate postume, dai versi di È fatto giorno (1954, Premio Viareggio), all’inchiesta Contadini del Sud (1954), al romanzo L’uva puttanella (1955), ai racconti di Uno si distrae al bivio (1974).
La biografia completa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/rocco-scotellaro_%28Dizionario-Biografico%29/


