POETICA

Marina Cvetaeva – la parola: il cielo più basso della terra

Ancora da Il poeta e il tempo (adelphi editore)

dove Cvetaeva ci offre la sua poetica forte, priva di tentennamenti.

Si potrebbe dire che Il suo punto di vista sia l’esatto contrario di quello più diffuso oggi, tra molti addetti ai lavori. Oggi, infatti, si pensa per lo più alla poesia come a un fine. Dalla poesia si parte e poi non si va oltre. Nella poesia si sta come in una riserva. Nella poesia si sta, ma non si è. Così cresce la retorica – e il metapoetico. Una poesia che si nutre di sé stessa, delle proprie forme. Dove non si trova più la vita. La fonte [l’essenza] da cui era nata.

Diceva il maestro Eduardo de Filippo ai suoi allievi: “chi cerca la vita trova la forma, chi cerca la forma trova la morte”.

[da Il poeta e i tempo pp. 93-94]

Per il poeta solo-buono l’arte è sempre fine a se stessa, cioè una pura funzione senza la quale non può vivere e della quale non deve rispondere.

Per il grande poeta e per il poeta sublime l’arte, invece, è sempre un mezzo.

Egli stesso è uno strumento nelle mani di qualcuno, come del resto anche il poeta solo-buono è nelle mani di qualcun altro. Tutta la differenza – a parte quella, fondamentale, delle mani – sta nel diverso grado della coscienza: la coscienza di stare in mani altrui.

Quanto più un poeta è grande spiritualmente, cioè quanto più in alto stanno le mani che lo tengono, tanto più forte è la coscienza di essere tenuto (in schiavitù).

Se Goethe non avesse saputo che c’era qualcosa di più alto al di sopra di lui e della propria opera, non avrebbe mai scritto gli ultimi versi del Secondo Faust. Lo sanno soltanto gli innocenti – o gli onniscienti.

In sostanza, tutto il lavoro del poeta si riduce all’esecuzione fisica di un (altrui) compito spirituale.

Esattamente come tutta la volontà del poeta si riduce a un’operosa (operaia) volontà di realizzazione. (Non esiste volontà creativa individuale). Realizzazione fisica di qualcosa che spiritualmente esiste già (qualcosa di eterno) e realizzazione spirituale (spiritualizzazione) di qualcosa che spiritualmente non esiste ancora ma desidera esistere, qualunque siano le caratteristiche della cosa che desidera. Incarnazione di uno spirito desideroso di corpo (idee) e spiritualizzazione di corpi (gli elementi naturali) desiderosi di un’anima.

Per le idee la parola è corpo, per gli elementi naturali – anima.

Ogni poeta, in un modo o nell’altro, è al servizio delle idee o degli elementi naturali. Può esserlo (l’ho già detto), solo delle idee. Può esserlo sia delle idee che degli elementi. O solo degli elementi. Ma anche in quest’ultimo caso, egli è sempre il primo cielo – il più basso – di qualcuno: degli stessi elementi, delle stesse passioni. Attraverso l’elemento naturale della parola che, unico tra tutti gli elementi, ha una coscienza innata, è cioè pervaso di spirito.

La parola: il cielo più basso – più vicino – della terra.

Marina Cvetaeva, da Il poeta e il tempo (Adelphi edizioni 2009), pp. 93-94

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Biografia da Enciclopedia online

Marina Cvetaeva (nata a Mosca nel 1894, morta suicida a Kazan′ nel 1941). Originale nello stile e nel ritmo, non ha precedenti e non appartiene a nessuna scuola. È stata ravvicinata a V. V. Majakovskij – con cui ha in comune il ritmo – e a B. L. Pasternak, che amò e ammirò molto e cui l’avvicinano la sua vasta e profonda cultura e il suo spirito romantico nutrito di romanticismo tedesco, nonché ad Andrej Belyj e A. Blok, che ella stessa considerava suoi maestri, ma nel complesso è sola come artista e come persona poiché visse isolata e non partecipò alla vita degli emigrati russi di Parigi. La sua facilità e spontaneità nello scrivere le hanno dato conforto nella solitudine e la possibilità di creare una vasta opera poetica che le assicura indubbiamente un posto di primo piano fra i poeti russi. Nel 1922 emigrò dalla Russia, dove aveva già pubblicato due volumi di versi (Večernij al’bom “L’album serale”, 1910-11; Volšébnyj fonar’ “La lanterna magica”, 1912-13), per Parigi, ma vi tornò volontariamente nel 1938. Nulla si sa del suo ultimo soggiorno in Russia e si conosce una sola poesia pubblicata in quest’epoca.

La biografia completa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/marina-ivanovna-cvetaeva_(Enciclopedia-Italiana)/

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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