• POETICA

    Gottfried Benn – Lo smalto sul nulla. L’io moderno e la poesia

    La prosa di Benn ha sempre un andamento nervoso, sollecitato da un continuo sfolgorio di immagini, dalla imprevedibilità dei temi affrontati. Dai numerosi scarti linguistici. Una scrittura euforica, frutto di un pensiero ricco di suggestioni e accensioni improvvise. Nel saggio che segue, Benn, parla di poesia – ma in particolare parla del poeta, della sua arte, della sua [ir]relazione rispetto a ogni epoca. Ma chi è il poeta? Da dove proviene la sua arte? Da dove l’origine della sua creazione? Questa è la questione di fondo, qui. Che poi è nell’Io che, Benn, concentra la sua ricerca. Nell’Io, in primis, retrocedendo, verso la sua natura arcaica. Quindi di nuovo mediante…

  • DIARI e LETTERE

    Simone Weil – l’Attesa di Dio. Una lettera a Joseph-Marie Perrin

    Nella prima lettera inviata nel gennaio del ’42 a padre Joseph-Marie Perrin, Simone Weil svela la propria visione, e quindi, la ragione profonda delle proprie scelte ideali ed esistenziali. Poiché tutto è “Volontà di Dio”. Va preso atto che la forza ignea con la quale Weil argomenta le sue prese di posizione, particolarmente decise, è la cifra dei suoi scritti. Ed è per questo che la sobrietà e la precisione del suo pensiero pongono il lettore di fronte a una personalità decisamente anomala e, allo stesso tempo, geniale. Un’anima straordinariamente avanzata. Lo stile asciutto e nitido è conseguenza del suo pensiero sempre connesso all’esperienza esistenziale, segno della sua interazione col…

  • ALTRA SAGGISTICA

    Guido Ceronetti – il Libro di Giobbe. Tradurre le imprecazioni dell’amore

    Tradurre un testo dall’ebraico veterotestamentario, per riportarlo fino a noi. Per restituirne lo spirito, al di là della lettera, l’incommensurabile forza. Questo Ceronetti fa, nella sua traduzione, anche col libro di Giobbe. Una voce da lontano, richiamata, si fa prossima, si fa interiore, fino a divenire lui quella voce, usando “le parole della vita”. “Così accade che invece di scrivere di Giobbe, Ceronetti imprechi come Giobbe.” La prima versione del libro (edizione Adelphi) con il commento di Ceronetti fu pubblicata nel ’72. Qui ne riportiamo la breve sinossi. E poi, a seguire un breve scritto [preziosissimo] immediatamente successivo alla pubblicazione e contenente, così come afferma Roberto Calasso: “le parole scritte…

  • DIARI e LETTERE

    Antonin Artaud – il manicomio, Meister Eckhart e i segreti dell’Eterno Splendore

    A Dublino, nel ’37, Artaud venne arrestato e, dopo un primo ricovero in manicomio, nel ’43 venne trasferito all’istituto di Rodez, diretto da Gaston Ferdière. E fu proprio lì, durante quel soggiorno forzato (vi rimarrà fino al ’46) – che dopo un prolungato silenzio e molte sedute di elettroshock – ricominciò a scrivere alcune lettere agli amici, alla madre, ai suoi medici, e in particolare al dottor Ferdière. In tali scritti emerge una crescente tendenza verso un anelito metafisico. Da anni, infatti, Artaud si era avvicinato ai grandi mistici, come Meister Eckhart, Taulero, Swedenborg, Böhme – approfondendo, tra l’altro, anche alcune dottrine orientali [come i tantra], soprattutto Abhinavagupta. Le lettere…

  • PENSIERO

    Sergio Quinzio – Gli occhi moderni e il sacro. Al di qua dell’eschaton

    Il pensiero di Sergio Quinzio, così radicalmente tragico ed esistenziale, si contrappone a ogni sistema filosofico, essendo in sé un’interrogazione incessante che attraversa l’esserci, assumendone ogni lacerazione. Tra inquietudine e fede, demolizione e riedificazione, sempre “umile e paradossale” [e mai misticheggiante], il suo è un pensiero che fa emergere il senso “agonico” della vita. Privo di ogni appoggio che non sia la propria fede. Nella più assoluta insecuritas, propria di ogni tempo dell’attesa. Quinzio, quindi, assume su di sè la nostalgia e il senso di abbandono [tipici della spiritualità ebraica], così come la possibilità della disperazione e della caduta [nell’avvicendarsi di Dio]. La parola cerca una salvezza, invisibile da dentro…

  • POETI

    Ingeborg Bachmann – una poesia. “Invocazione all’Orsa Maggiore”

    “Chi ci ha fatti allontanare?” . Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,stelle occhi,nella macchia affondano, scintillanti,le tue zampe con gli artigli,stelle artigli,vigili noi pascoliamo gli armenti,pur da te ammaliati, e diffidiamodei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzidenti dischiusi,vecchia orsa. Un cono di pigna: il vostro mondo.Voi: le sue squame.Dagli abeti dell’inizioagli abeti della finela rivolto, la sbalzo,l’annuso, ne saggio il saporee l’abbranco. Temete o non temete!Gettate l’obolo nella borsa,all’uomo cieco una buona parola,perché tenga l’orsa al guinzaglio.E condite gli agnelli di spezie. Potrebbe quest’orsaliberarsi, non più minacciando,incalzando ogni pigna, dagli abeticaduta, maestosi abeti alati,precipitati dal paradiso. … Ingeborg Bachmann, Invocazione all’Orsa Maggiore. Poesie. A cura…