DIARI e LETTERE

Antonio Delfini – I Diari. Scrivere “chiaro come l’aria”

Marco Belpoliti, nella sua introduzione ai Diari, definisce Delfini: L’imprendibile. Ed è così. In questi diari, infatti, i moti dell’anima dell’autore sembrano portati da un’insolita leggerezza – da ingenuità e freschezza. Da una complessità di elementi, quindi, difficilmente definibili nel loro insieme. L’enigmaticità, qui, è la cifra. Una realtà fuori dalle norme della letteratura novecentesca. Il candore, la discontinuità, la stravaganza, il fascino – lo sviamento dalle regole previste per lo status di scrittore. E poi la sua vergogna di scrivere, e d’esistere. Di essere così, senza poter mai cambiare. Vi è come un senso dissacratore commisto a un sentimento di malinconia e angoscia [questi ultimi, comunque, sempre dominanti come sottofondo]. E poi, improvviso e imprevisto, un ribaltamento, che diffonde un senso di allegria e giocosità. Ma su tutto regna sempre la grazia, davvero inconsueta, dello scrivere [nel suo scrivere]. Grazia che nasce dal suo essere un eterno adolescente. Un puer aeternus, però paradossalmente, dotato anche di avvedutezza e consapevolezza di sé. Dotato di una straordinaria chiarezza e trasparenza.  Nella sua scrittura si assiste – scrive Belpoliti –   a “un vero e proprio fenomeno atmosferico”. I Diari, sono “come un continuo annuncio di eventi climatici”. E sembra di questo avviso anche Natalia Ginzburg. Leggere le parole di Delfini – annota la scrittrice – è come “un respirare e un camminare in una luce chiara e ilare”. Quando lui scrive “è chiaro come l’aria”.

Da Antonio Delfini, Diari (Einaudi, 2022)

p. 43

17 aprile 1927. Pasqua

Mi sono alzato tardi. Ho fumato. Ma quel che piú importa ho litigato e ho fatto soffrire tutti, perché questa mattina, alzandomi, mi mancava un paio di calze da mettermi. Da ciò la scusa, e ho litigato. Quante volte prego perché io possa diventare migliore! Ma è inutile, fino ad ora non sono ancora riuscito a nulla. Ho continuato la lettura dell’Uomo nuovo di Beltramelli. È un libro che mi piace, ma si vede che lo scrittore molte volte posa a volerne sapere troppo. È senza dubbio la migliore bibliografia di Mussolini che finora sia stata scritta. Questa sera, dopo cena mi son messo a scrivere una pagina. Ne è venuta fuori una cosa insensata. Volevo scrivere una novella. Non riesco mai ad imprimere il mio pensiero in qualche cosa. Non faccio mai niente di buono. Ho bevuto a caffè, tre bicchieri di vino con Ciarlantini e col fischietto ho tentato od ho creduto di prendere in giro la gente che passava. Ciarlantini credo facesse ugualmente. Egli crede che io lo segua persino quando fa delle scemenze. Io credo cosí. Ma poi cambio spesso d’opinione. Ciarlantini dev’essere davvero una persona intelligente. Ma quel che piú importa è che intelligente lo voglio essere io. Domani vedremo cosa combinerò di buono.

pp. 45-46

27 aprile 1927

È molto che non scrivo in questo diario, appena incominciato. Le cose, io le faccio tutte come scrivo questo diario. Alle corse sono andato con un vestito nuovo. Mi dispiace che, in questa settimana, io abbia pensato solamente ad essere elegante; ciò mi disgusta. Ho finito di leggere il primo libro dell’Emilio. Sembrami che il Sig. Rousseau, con tutto il suo semplice modo di educare alla selvaggia, sia troppo istruito. Egli per arrivare a dire che il genere di vita condotto dai primitivi è migliore di quello condotto dai civilizzati ha dovuto studiare ed istruirsi in molti rami della disprezzata scienza. Persona intelligente, per aver capito la verità, ma anima poco semplice, per aver avuto bisogno di studiare tutto per capire la verità. Ho abbandonato la lettura dell’Uomo nuovo di Antonio Beltramelli. Pagine. Pagine – pagine – inutili pagine sono in quel libro che ha pur qualche cosa di bello.

Il mio carattere non ha, in questo tempo, cambiato e ho fumato molto di piú degli altri giorni. Donne tinte nude e modernizzanti, alle corse. Quella ragazza che mi piaceva e per la quale ho pensato tanto non c’era. Ballerine da tennis club! Paesane esaltate dai cinematografi! Meglio non averla vista, poiché è bellina assai e mi sarebbe potuta piacere un’altra volta, malgrado tutta la sua stupidaggine di stupida, paesana, donnetta, elegante, infatuata di modernismi antiquati-isterico inamericanati. Vorrei sapere di che vive ora la gente. Fuori i quattrini. Tutti hanno grandi ricchezze. Tutti spendono enormemente. Ma molti falliscono e tutti rubano scientificamente, alla moderna. Chi non paga i conti. Chi facendo l’industriale, ne deruba un altro con eleganti strategiche mosse di Borsa. I ladri, i veri ladri, sono ben guardati e quasi mai riescono nei loro colpi. Gli industriali, rubano tutti, e sono sempre persone oneste, temute e rispettate. Se si continua col Dio quattrino faremo ben presto dell’Italia una succursale di qualche banca americana. Se si continua col piacere, faremo ben presto dell’Italia una brutta copia della Francia. Ieri, con Lipparini, non ho potuto andare a cena. Il Sig. Ciarlantini non si è degnato nemmeno di venirmi a prendere per andare a prendere Lipparini alla Stazione. A me è seccato, perché tutte le stupidaggini mi piacciono molto. Della conferenza su Carducci Pascoli e D’Annunzio ho ascoltato poco, e niente ne potrei dire. Mi sono divertito, quando alla caserma vicina, suonavano il silenzio. Quella sí che era musica. Altro che Lipparini. Dopo tutto costui non è antipatico del tutto. Dopo la conferenza, siamo andati a bere con altri stupidi professori, per tenere compagnia a Lipparini. Beve molto.

Oggi. Che ho fatto oggi? Ho rifiutato di prendere lezione da Ciarlantini. Ho letto il XVI canto della Divina Commedia. Temo, (dico temo) che Dante Alighieri e che tutto l’estro poetico di tutti i poeti non sia che artificio. Bello. E anch’io sono spesso travolto dalla passione di questo Dante. Ma quando lo vedo cosí preciso, cosí matematico, cosí pentito e cosí viziosamente universale lo vedo anch’esso gettato nel 7° cerchio. Diceva ieri il Dottor Faggi: Dante è il Marinetti del quattordicesimo secolo. C’è ancora della differenza. Dante non era corrotto dall’americano. Marinetti invece lo è. Il progresso ha portato al mondo dei Marinetti, il quale vorrebbe che tutto il mondo fosse un’officina, un ufficio, un macchinario. Perciò piú nessuna ragione di vivere. Ci si potrebbe ammazzare senza scrupoli che, vivendo, si andrebbe all’inferno ugualmente.

Antonio Delfini, Diari. A cura di Irene Babboni. Nota al testo di Claudia Bonsi. Prefazione di Marco Belpoliti (Einaudi, 2022)

Antonio Delfini, scrittore italiano (Modena 1908 – ivi 1963). Le condizioni agiate e l’origine provinciale ne hanno fatto quasi naturalmente un incorreggibile dilettante, vivace promotore di iniziative culturali (fondò Lo spettatore italiano, 1928, e partecipò fattivamente all’uscita di Oggi, 1933, e di Caratteri, 1935) e appartato cultore di una vena narrativa ironica e beffarda, anche se non aliena dagli intenerimenti memoriali e dagli slanci lucidamente fantastici. Nella misura del racconto (I racconti, 1963, riuniscono il meglio della sua produzione precedentemente edita), D. sperimentò le possibilità locali e talora originalissime delle più avanzate suggestioni europee e soprattutto del surrealismo. Notevole la proposta postuma dei suoi Diari (1982). Senza dire delle poesie, che costituiscono un aspetto secondario della sua ricerca, le principali altre opere narrative sono: Il ricordo della Basca (1938); Il fanalino della Battimonda (1940); Dove suonano le campane della steccata? (1963).

Da Enciclopedia Treccani online

La Biografia completa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio delfini_%28Enciclopedia-Italiana%29/

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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