DIARI e LETTERE

Cristina Campo – Il mio pensiero non vi lascia. Lettera al padre

IN LIMINE: LA VITA RITROVA UN SENSO – Cristina Campo, attraverso la sua prosa, ci parla del suo essere nella scrittura. Del suo rigore, della sua ossessione per la perfezione, anche mediante l’amore per suo padre. “Papà non dubitare: scriverò, scriverò bene”

Da Il mio pensiero non vi lascia. (Adelphi 2011), pp. 11-13

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12 novembre [1943] Ore 8

Papà carissimo,

la mia calligrafia stessa dovrebbe apparirti diversa, stasera! Quando siamo entrate in casa ieri nel pomeriggio, M [inet] ed io, ho avuto per un attimo la sensazione di naufragare nel nulla. Mi pareva superiore alle mie forze vivere ancora in una casa e in una stanza dove avevo tanto amato e creduto ed atteso, ora che non credo e non aspetto più nulla, ora che amo soltanto ciò che ho perduto.

Se tu sapessi papà che cosa è passato in me in questi due ultimi mesi! Altro che saccheggio, che bombardamento! Negli ultimi giorni di Careggi, avrai notato, mi ero calmata: e sai perché? Perché avevo deciso di rinunciare, una volta per tutte. A che? Non saprei dirti esattamente, ma… a tutto; al futuro, a quell’ardente protendersi in avanti che finora era stato il mio atteggiamento naturale. Avevo deciso di farmi spiritualmente «vieille fille » – e credo che lo fossi già un poco.

Ma iersera, trovando la tua lettera, tutto il sangue mi è affluito al cuore: sono certa che mi crederai se ti dico che mi sono inginocchiata e ho ringraziato il Signore. (Avevo tanta paura che non tornassi, Papà caro, ieri sera da Fiesole!). E adesso sento e vedo che tutto non è ancora perduto – che si può ancora sentirsi vivi e cioè volere qualcosa. Papà non dubitare: scriverò, scriverò bene. Certo finora la giovinezza (starei per dire l’infanzia, perché fino a questo settembre io sono stata assolutamente, integralmente nella piena infanzia, bambina dalla testa ai piedi) lavorava per me, spingeva la mia mano sulla carta come il sangue nelle vene. E ora ho tanto sofferto che non so se potrò parlare distintamente agli altri: se rileggo i miei ultimi appunti mi sembrano così soli e chiusi! Però voglio tentare tutto, Papà caro; e vedrai che, a Dio piacendo, non ti deluderò. Ho tante tante cose da dire! Quasi direi da salvare-, tutta la tragica bellezza di ciò che è passato in noi e vicino a noi – cose che io sola sento di aver visto e sentito fino alla sofferenza e che assolutamente non devono morire. « Rapisci la luce alle fauci del serpente »… Ti ricordi di Glavi- na? Ora mi sembra che il puro insegnamento di Caros- sa sia la mia guida.

Papà caro davvero non credi che i miei appunti siano inutili e pallidi?… Ora brucio dal desiderio di sapere da te (quando avrai il tempo e la bontà di indicarmeli) quei brani che ti sono sembrati ermetici e (un brivido mi percorre la spina dorsale!) di reminiscenza francese! Lungi da me, lo sai, l’idea di aver fatto questo coscientemente e ancor più lungi l’idea di essere pura da tutte quelle influenze. Forse la mia abitudine al soliloquio, quel modo di scrivere «a chiave» che avevamo Anna ed io, scrivendo quasi sempre l’una per l’altra, disorienta il lettore, anche il più fine ed attento – anche il mio Papà. Ma voglio sapere di quali brani si tratta perché devo subito subito riparare a ciò, e mai più ricadérvi. Anelo a conoscere i miei punti deboli e conoscerli attraverso te sarà tanto più bello.

I Preludi sono fermi per ora. Mi è ancora così difficile riportarmi a quei giorni verdi e oro, adesso che ho la mente piena di castelli in rovina, d’incendi e di bagliori notturni. Ma tutto ti farò leggere che io trovi degno di essere letto.

lersera dopo cena ebbi ancora un attacco, una crisi delle solite. Ma la superai presto, rileggendo le tue righe. Scriviamoci ancora, vuoi? Segretamente e senza mai parlarne, neppure fra noi. Bisogna trovarne il tempo. Che Dio ti benedica, mio caro.

Cristina Campo, Il mio pensiero non vi lascia. Lettere a Gianfranco Draghi  e ad altri amici del periodo fiorentino. A cura di Margherita Pieracci Harwell (Adelphi 2011), pp. 11-13

Biografia da Enciclopedia Treccani online

Cristina Campo, pseudonimo della poetessa e scrittrice italiana Vittoria Guerrini (Bologna 1923 – Roma 1977). Compì studi privati, minata da una malattia al cuore che condizionò la sua intera esistenza. Cresciuta nel culto della bellezza e animata da un’incoercibile tensione alla perfezione, etica non meno che estetica, fu influenzata a lungo dal pensiero di S. Weil, e negli ultimi anni si dedicò allo studio dei mistici e della grande tradizione liturgica del cristianesimo, cattolico romano e orientale. Nota soprattutto per l’attività di traduttrice (J. Donne, E. Dickinson, s. Giovanni della Croce, W. C. Williams e altri), pubblicò in vita soltanto un’esile raccolta di versi (Passo d’addio, 1956), alcuni articoli su riviste e due volumetti di saggi (Fiaba e mistero e altre note, 1962; Il flauto e il tappeto, 1971). 

La Biografia completa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/cristina-campo/

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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