POETI

Sergio Corazzini – una poesia da “Le aureole”


La finestra aperta sul mare

a Francesco Serafini

.


Non rammento. Io la vidi
aperta sul mare,
come un occhio a guardare,
coronata di nidi.
Ma non so né dove, né quando,
mi apparve; tenebrosa
come il cuore di un usuraio,
canora come l’anima
di un fanciullo. Era
la finestra di una torre in mezzo al mare, desolata
terribile nel crepuscolo,
spaventosa nella notte,
triste cancellatura
nella chiarità dell’alba.


Le antichissime sale morivano
di noia: solamente l’eco delle gavotte,
ballate in tempi lontani
da piccole folli signore incipriate,
le confortava un poco.


Qualche gufo co’ i tristi
occhi, dall’alto nido
scricchiolante incantava
l’ombra vergine di stelle.
E non c’era più nessuno
da tanti anni, nella torre,
come nel mio cuore.


Sotto la polvere ancora,
un odore appassito, indefinito,
esalavano le cose,
come se le ultime rose
dell’ultima lontana primavera
fossero tutte morte
in quella torre triste, in una sera triste.


E lacrimava per i soffitti
pallidi, il cielo, talvolta
sopra lo sfacelo delle cose.
Lacrimava dolcemente
quietamente per ore
e ore, come un piccolo fanciullo malato.
Dopo, per la finestra
veniva il sole, e il mare,
sotto, cantava.


Cantava l’azzurro amante,
cingendo la torre tristissima
di tenerezze improvvise,
e il canto del titano
aveva dolcezze, sconforti,
malinconie, tristezze
profonde, nostalgie
terribili… Ed egli le offriva i suoi morti,
tutte le navi infrante,
naufragate lontano.


Una sera per la malinconia
di un cielo che invano
chiamava da ore e ore
le stelle, volarono via
con il cuore
pieno di tremore
le ultime rondini e a poco
a poco nel mare
caddero i nidi: un giorno
non vi fu più nulla intorno
alla finestra. Allora
qualche cosa tremò
si spezzò
nella torre e, quasi
in un inginocchiarsi lento
di rassegnazione
davanti al grigio altare
dell’aurora,
la torre
si donò al mare.

Sergio Corazzini, Poesie, a cura di Idolina Landolfi (Rizzoli 1992)

poesia da Le aureole, 1905

Sergio Corazzini, poeta nato a Roma nel 1887 e ivi morto di tisi il 18 giugno 1907. Costretto dalle tristi condizioni familiari a una vita disagiata, il C. fu tuttavia confortato da una schiera di fraterni amici, sui quali esercitò un vero fascino. Una loro rivista, Cronache latine, di cui pubblicarono alcuni fascicoli tra il 1905 e il 1906, è tipica manifestazione di quello stato d’animo che poi fu detto crepuscolare (v. crepuscolare, poesia). Il C. pubblicò varî opuscoli di poesia: Le dolcezze (Roma 1904), L’amaro calice (Roma 1905), Le aureole (Roma 1905), Piccolo libro inutile, che contiene anche liriche di Alberto Tarchiani (Roma 1906), Libro per la sera della domenica (Roma 1906), che dopo la morte di lui vennero ripubblicati dagli amici in un unico volume, Liriche (Napoli).

da Enciclopedia Treccani online

la biografia completa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/sergio-corazzini_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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