OLTRE

Meister Eckhart – L’opera e il ritorno all’origine

Tutta l’opera di Eckhart, dopo la condanna subita per eresia nel 1329, sprofondò nell’oblio. E così, per più di cinque secoli, il suo nome e i suoi scritti vennero ovunque banditi. Tuttavia, il suo pensiero continuò, in modo occulto, a circolare. Lo testimonia la storia della mistica occidentale. Molti grandi spiriti, infatti – in Germania, in Francia, in Spagna – continuarono ad essere improntati dalla sua visione. E anche la disputa sul quietismo del sec. XVII [con la conseguente condanna della mistica] è in qualche modo collegata alla sua opera.

La riscoperta piena del Meister, comunque, avvenne solo grazie ai romantici tedeschi, divenendo anche decisiva per la nascita dell’idealismo. Lo stesso Heidegger, infatti, terrà corsi di storia della filosofia “da Eckhart ad Hegel”. In aggiunta, nel 900, il pensiero del Meister divenne sempre più centrale anche per lo studio filosofico comparato tra occidente e oriente (buddismo e induismo). L’ascesi eckhartiana, infatti, pur se contenuta nell’alveo della tradizione cristiana, come ogni vera ascesi, non subisce limiti spazio-temporali – poiché è interamente incentrata sull’esperienza dell’Uno.

Ogni via ascetica autentica, infatti, al di là del diverso punto di partenza (tradizione esteriore), risponde sempre alla medesima e perenne origine (tradizione interiore). Ossia si realizza a condizione che si orienti verso l’unica essenza, superando di continuo il dualismo [soggetto-oggetto]. “Così, lungo questa via – scrive il curatore Marco Vannini – l’uomo tende al distacco pieno, non cercando più niente, né in terra né in cielo, oramai privo di ogni volontà personale”. Così “diviene Figlio di Dio come il Cristo”. Così “in lui si genera il Logos, in quel fondo increato dell’anima dove Dio stesso vive, giacché Dio e l’anima stanno in profonda, essenziale unità”.

Da

Meister Eckhart, Il ritorno all’origine. A cura di Marco Vannini (Le lettere, 2006)

pp. 5-11

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Il 27 marzo 1329 il pontefice avignonese Giovanni XXII promulgava la bolla In agro dominico, con la quale venivano condannate, come radicalmente erronee e macchiate di eresia, 17  proposizioni,  su 28 esaminate, di Meister Eckhart. Le altre 11 proposizioni subirono invece una condanna più tenue, infatti vennero dichiarate “pericolose e temerarie” […] “ancorché capaci di ricevere un senso ortodosso mediante molti chiarimenti e spiegazioni”]. Riportiamo qui di seguito le diciassette proposizioni condannate integralmente:

I

Essendo stato interrogato una volta sul perché Dio non abbia creato prima il mondo, rispose che Dio non poté creare il mondo prima, perché una cosa non può agire prima di essere; perciò, appena Dio fu, subito creò il mondo.

II

Similmente si può concedere che il mondo sia esistito dall’eterno.

III

Similmente, nel medesimo e nel medesimo istante in cui Dio fu e generò il Figlio, Dio a lui coeterno e in tutto uguale, creò anche il mondo.

IV

Similmente in ogni opera, anche cattiva – e dico cattiva sia in ordine alla pena che alla colpa –, si manifesta e riluce ugualmente la gloria di Dio.

V

Similmente, chi ingiuria qualcuno loda Dio con quello stesso peccato di ingiuria, e, quanto più gravemente pecca, tanto più loda Dio.

VI

Similmente, chi bestemmia Dio stesso, loda Dio.

VII

Similmente, chi chiede questa o quella cosa, chiede il male e chiede male, in quanto chiede la negazione del bene e la negazione di Dio e prega che Dio gli si neghi.

VIII

Chi non ha di mira beni, né onori, né utilità, né devozione interna, né santità, né premio, né regno dei cieli, ma ha rinunciato a tutto ciò, e anche a quel che è suo proprio, in tali uomini Dio viene onorato.

IX

Di recente mi sono chiesto se volevo ricevere o desiderare qualcosa da Dio: voglio riflettere molto su questo punto, perché, se ricevessi qualcosa da Dio, sarei sotto di lui o suo inferiore, come un servo o uno schiavo, ed egli come un padrone, nel dare – e così non dobbiamo essere nella vita eterna.

X

Noi siamo trasformati totalmente in Dio e mutati in lui; come nel sacramento il pane viene mutato nel corpo di Cristo, così sono cambiato in lui, giacché egli mi rende uno col suo essere, non simile; per il Dio vivente è vero che non c’è più alcuna distinzione qui.

XI

Tutto quello che Dio Padre ha dato al Figlio suo unigenito nella natura umana, lo ha dato anche a me, senza alcuna eccezione, né dell’unione né della santità: lo ha dato tutto a me come a lui.

XII

Tutto quello che la sacra Scrittura dice di Cristo, si verifica totalmente anche in ogni uomo buono e divino.

XIII

Tutto quello che è proprio della natura divina, è proprio anche dell’uomo giusto e divino: perciò quest’uomo opera tutto quello che Dio opera, e ha creato insieme a Dio il cielo e la terra, e genera il Verbo eterno, e Dio non saprebbe cosa fare senza un tale uomo.

XIV

L’uomo buono deve conformare la propria volontà a quella di Dio in modo tale da volere tutto quel che Dio vuole. Dal momento che Dio in qualche modo vuole che abbia peccato, io non devo voler non aver commesso peccati, e questa è la vera penitenza.

XV

Se un uomo avesse commesso mille peccati mortali e fosse in buona disposizione, non dovrebbe voler non averli commessi.

XXII

C’è nell’anima qualcosa di increato e increabile; se tutta l’anima fosse tale, sarebbe

increata e increabile; e questo qualcosa è l’intelletto.

XXVIII

Dio non è buono, né migliore, né ottimo, perciò dico male, quando dico che Dio è buono, come se chiamassi nero il bianco.

Meister Eckhart, Il ritorno all’origine. A cura di Marco Vannini (Le lettere, 2006)

Eckhart di Hochheim, filosofo e mistico (Hochheim, presso Gotha, 1260 circa – Colonia 1328 circa), detto anche Meister Eckhart. Di nobile famiglia, entrato nell’ordine domenicano, fu priore e vicario in Turingia (1290-98), maestro a Parigi, provinciale di Sassonia (1303) e di Boemia (1307), poi ancora a Parigi (1311-13), quindi a Strasburgo e a Colonia. Nel 1326 l’arcivescovado di Colonia aprì un processo contro E. dalle cui opere furono estratte 49 proposizioni; E. si difese (1326) e ricorse al papa (1327); ma ad Avignone Giovanni XXII condannò con la bolla In agro Domini 28 proposizioni a lui attribuite (1329). Vastissima l’opera di E.: in tedesco abbiamo di lui trattati e prediche; in latino molte Quaestiones, parte dell’Opus tripartitum, il Tractatus super oratione dominica, molti commenti scritturali.

da Biblioteca Treccani online

La biografia competa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/eckhart-di-hochheim/

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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