OLTRE

Massimo Scaligero – Il pensiero vivente. Una via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen

Un testo fondamentale per chiunque intenda inoltrarsi lungo la via, verso il pensiero vivente. Qui, Scaligero, consegna alla libertà di ciascuno un altissimo aiuto. Un percorso che sottintende, va detto, la pratica della retta concentrazione e della meditazione, secondo i canoni indicati dallo stesso Scaligero.

Dal Trattato del pensiero vivente, pp. 4-7

.

Il presente trattato, anche se logicamente formulato e accessibile, propone un còmpito attuabile forse da pochissimi. La sua concatenazione di pensieri è congegnata in modo che il ripercorrerla comincia a essere l’esperienza proposta: esperienza che, in quanto si realizzi, risulta non una tra le varie possibili all’uomo, ma quella della sua essenza interiore, che lo spirito esige da lui in questo tempo. Il trattato non è filosoficamente confutabile, essendo fondato su tale esperienza: che va compiuta, se si vuole disporre dei mezzi per porla in questione. Ma chi possa compierla, comincia a vivere in un pensare che non ha nulla da porre in questione, perché penetra il mondo. E’ il pensare che è la verità di tutte le teorie e di nessuna, essendone la sostanza predialettica. Chi percepisca la distinzione tra il seguire logicamente un discorso e il muovere nel pensare che ne tesse la struttura logica, può verificare l’esperienza proposta: vivendo i pensieri di queste pagine, può sperimentare la potenza della « concentrazione», o la tangibile presenza dello spirito: la via al pensiero vivente, la trascendenza comunque presente, ma sconosciuta, in ogni pensiero che pensa.

.

l

L’Io che l’uomo dice di essere non può essere l’Io, se non nel pensiero vivente: ancora da lui non conosciuto. Egli conosce solo il pensato, o pensiero riflesso, ma non sa come lo conosce. Deve prima pensare, per conoscere il proprio pensiero: non conosce il pensare. L’uomo conosce ed opera secondo il pensato, che, esaurito nella sua determinazione, non ha vita. Non avviene mai che in lui il pensiero operi direttamente come vita, essendo ogni moto vitale un processo a sé, traentesi dalla inconosciuta vita dell’organismo corporeo: processo che attinge direttamente al pensiero soltanto nei movimenti volontari: a un pensiero comunque riflesso.

Al massimo oggi l’uomo giunge a concepire il « pensiero pensante » come « atto », o momento dinamico del pensiero: ultima positiva intuizione della filosofia occidentale. Egli filosoficamente intuisce il« pensiero pensante », tuttavia senza possibilità di percepirlo direttamente, come fa con il pensiero pensato, che può ogni volta conoscere, ripensandolo: facendolo risorgere come pensiero pensante. In effetto, il pensiero pensante gli sidà nella misura in cui egli non l’abbia, attuandosi esso solo in quanto rivolto a un oggetto, ossia pensante qualcosa, non pensante come tale: come · puro pensiero. E’ pensante in quanto possa essere per un tema, senza il quale non saprebbe essere pensiero, svolgendosi nei vari sistemi logici come una teorica del suo svolgersi solo per un tema, in vista dei fondamenti e dei metodi della scienza. Pensante, dunque, secundum quid: non secondo se stesso.

Conoscendo solo il pensato, l’uomo veramente non può dire di conoscere: in realtà non ha il conoscere, ma il conosciuto, privo del momento interiore per virtù del quale è conoscenza. II pensiero deve prima venir pensato, cadere nella riflessità, per essere da lui conosciuto. Ma, conosciuto, cessa di essere conoscenza. Così la morte del pensiero è la condizione del suo dialettificarsi in forme diverse, solo in apparenza contrastanti. Onde se all’uomo venisse oggi comunicato il segreto dell’essere, gli sarebbe inutile, perché non saprebbe pensarlo: potrebbe pensarlo solo a condizione di ridurlo a quella riflessità, o astrattezza, al cui livello non è possibile si dia qualcosa dell’essere. L’uomo, però, può trovare la forza del pensiero che pensa, ove giunga a scorgere l’essere del mondo fluente in lui come vita: vita dell’idea, che è vita della realtà percepita, nascente in lui come dal centro del mondo. Apice dell’ascesi del pensiero, che sia capace di portarsi oltre le posizioni idealistiche, oltre la dialettica del « pensiero pensante », oltre realismo fisico e metafisico.

*

Massimo Scaligero, Trattato del pensiero vivente. Una via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen (Tilopa 1961)

foto di Nico Franz su Pixabay

Massimo Scaligero, pseudonimo di Antonio Massimo Sgabelloni (Veroli, 17 settembre 1906 – Roma 26 gennaio 1980)

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

Lascia una risposta