la mente intralinguistica,  PROLEGOMENI

Giampaolo Sasso – i fenomeni intralinguistici. I cinque campi

Nel corso dei suoi studi, Sasso, ha prestato particolare attenzione alle strutture profonde del linguaggio poetico, alle innumerevoli connessioni tra la mente e il testo. La sua pubblicazione più sistematica e completa in materia è La Mente intralinguistica, L’instabilità del segno: anagrammi e parole dentro le parole (Marietti 1993).

Proprio da questo testo riportiamo l’incipit del primo capitolo, nel quale Sasso individua cinque tipologie di fenomeni, come tentativo di avvicinamento alle dinamiche in gioco

da La Mente Intralinguistica pp. 3-4


I più importanti fenomeni intralinguistici cui questo studio fa implicitamente riferimento sono suddivisibili in cinque campi:

1. Sono, ad esempio, fenomeni inquadrabili dal punto di vista intralinguistico molti casi di riorganizzazione del significante rintracciabili nell’esplorazione psicoanalitica. Freud ha evidenziato alcuni modi di frammentazione e ricomposizione di segmenti lessicali, come in questo esempio:

Appartengono a questo tipo di ricombinazione molti lapsus, e tutte le commistioni-compenetrazioni lessicali che acquistano un senso nel sistema associativo contestuale in cui vengono prodotte. Molti di questi fenomeni sono inoltre presenti nel linguaggio verbale dei sogni. Secondo la teoria psicoanalitica questo tipo di processo è dovuto ad una «condensazione» dell’ideazione. Dal punto di vista dell’organizzazione lineare del linguaggio essa annulla alcune funzioni di coordinamento sintattiche, sottintese dai legami associativi semantici affidati alla struttura formale del significante.

2. E’ un fenomeno intralinguistico di tipo più complesso, ma assimilabile ai precedenti, e assai più vicino alle tematiche di questo libro, quello evidenziato da Bion in un suo paziente: il cambiamento di senso
indotto in «Ice-cream (gelato)» dalla nuova, diversa risegmentazione della sequenza acustica «I-scream (io grido)». Appartengono a questa modalità di riorganizzazione del senso alcuni linguaggi psicotici e schizofrenici, in cui le parole vengono utilizzate non nella loro forma intera, ma in sue parti o frammenti, anche sprovviste di significato. Come mostrerò in molti esempi del libro, alcuni processi intralinguistici possono essere compresi solo facendo l’ipotesi che nell’organizzazione linguistica ordinaria rimanga latente un’ampia funzionalità di legami semantici sconnessi, assimilabili a quelli psicotici, che la mente può mettere a servizio di funzioni semiotiche più complesse. Questo tipo di organizzazione appare presente in alcuni linguaggi poetici e letterari, in cui assolvono a molte fasi preliminari dell’ideazione verbale (la rete semantica pre-verbale di un enunciato o di un testo).

3. Una classe ancora più interessante di fenomeni intralinguistici è quella studiata lungamente da Saussure nei testi poetici: essa riguarda le tracce, disseminate nell’enunciato, di parole-chiave pensate dall’autore (soprattutto nomi), e riversatesi in forma disgregata e ricombinata nel testo come paragrammi o anagrammi della sequenza delle lettere originaria. Ad esempio, per Saussure, la parola hystérie, che chiude un verso del «Vieux saltimbanque di Baudelaire», è già preannunziata nella parte del
verso che precede «Je sentIs ma gorge Serrée par la main TERRIblE de l’hystérie). Per la singolarità di questo tipo di ricerca Saussure non pubblicò i suoi risultati, poco precisabili oggettivamente, e in parte in contrasto con la definizione del segno da lui introdotta in linguistica.
Questi fenomeni sono quelli più vicini al tema di questo libro. La parte più rilevante della teoria che propongo ha proprio come scopo una possibile spiegazione strutturale delle relazioni anagrammatiche, che soprattutto nei testi poetici assumono particolare rilievo. Esse non sono però quelle tipiche di Saussure: come si vedrà in seguito, mi è parso utile adottare un criterio volutamente restrittivo
dei fenomeni anagrammatici per poter diminuire l’incertezza di valutazione che si accompagna, inevitabilmente, alla loro interpretazione.

4. La quarta classe dei fenomeni intralinguistici riguarda i processi di ambiguità semantica dei significanti utilizzati nell’area «ludica» del gioco verbale. Sono perciò inquadrabili in questo punto tutti i giochi di parole (sciarade, rebus, crittografie mnemoniche, anagrammi, ecc.) che si servono di formazioni di senso sostitutive, o di pure ricombinazioni dei significanti. Questi fenomeni sono però differenziabili dai primi tre per la diversa intenzionalità con cui vengono prodotti, assai vicina alle modalità consce di produzione del linguaggio: sia la frammentazione dei significanti, sia la risegmentazione vengono utilizzate come funzioni direttamente comunicative, anche se in un’area specialistica della produzione del senso. Essi non entrano direttamente a far parte di questo studio: ma, come si potrà osservare in seguito, alcune strutture intralinguistiche si presentano nella forma latente del gioco linguistico, volto però al mantenimento
di funzioni di significazione assai più ampie di quelle tipiche dell’area verbale ludica.

5. Possono essere inoltre inquadrati nei fenomeni intralinguistici anche quelli, apparentemente estranei, dovuti a vari tipi di afasie (afasie di programmazione fonica e frastica, ma soprattutto le parafasie, le agrafie e le disortografie): essi concernono la vasta area dei disturbi neurofisiologici
del sistema nervoso che interessano la produzione e il controllo dell’enunciato. Storicamente è a Jakobson che si deve l’interesse per questo tipo di fenomeni e l’ampliamento della linguistica a concettualizzazioni di tipo strutturale-neurofisiologico. Molte funzioni intralinguistiche mostra-te in questo libro sono spiegabili infatti come particolari afasie, agrafie e disortografie, celate nella produzione linguistica ordinaria: esse appaiono però messe a servizio di strutture intenzionali complesse, organizzate non da un disordine neurologico, ma da funzioni ben coordinate del sistema nervoso interessato alla produzione del linguaggio.
Rientrano in quest’area sia la produzione di parole incluse, sia, come vedremo, quella degli anagrammi.

Psicoanalista e linguista, Giampaolo Sasso, si occupa da anni delle strutture del pensiero inconscio. Al particolare metodo di analisi del testo poetico basato sulle orditure anagrammatiche ha già dedicato Le strutture anagrammatiche della poesia (Feltrinelli, 1982), La mente intralinguistica (Marietti, 1993), Il segreto di Keats (Pendragon, 2006), Il dialogo segreto d’amore tra due sonetti di Dante (Aracne, 2019) e L’enigma di Dante (Pendragon 2021). Tra i suoi testi di argomento psicoanalitico ricordiamo La struttura dell’oggetto e della rappresentazione (Astrolabio, 1999), Psicoanalisi e neuroscienze (Astrolabio, 2005), The Development of Consciousness: An Integrative Model of Child Development, Neuroscience and Psychoanalysis (Karnac, 2007), La nascita della coscienza (Astrolabio, 2011).

foto di Polski su Pixabay

lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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