CRITICA

Cesare Garboli su Sandro Penna. La poesia e la gioia di sentirsi anonimi, liberi e soli

Al centro di questo originalissimo ritratto delineato da Garboli, Penna compare come una figura eterea, sospesa tra tempo e non tempo. Il poeta umbro viene, quindi, rappresentato nella sua dimensione umanissima – immersiva eppure frontale. Come straniata, tra sogno e gioia angosciosa

Da Poesia italiana del Novecento (Garzanti 1980), Voce: Sandro Penna (a cura di Cesare Garboli): pp. 525-526

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La poesia di Penna nasce dal grande serbatoio pascoliano (« ascolto i miei pensieri / piegarsi sotto il vento occidentale ») e dannunziano, fra «estati guaste » e un oscuro nesso vita-sogno, fra perdite di memoria e pronti rimedii di stile panico (« Nel cuore è quasi un urlo / di gioia. E tutto è calmo »). Ma Penna non fa mai ricordare i modelli. Penna trascrive direttamente dal vissuto, riducendo a pochi suoni inimitabili una tastiera letteraria che ritorna precipitosamente «reale » grazie a combinazioni miracolose di grazia visiva, pennello impressionista, traduzione « greca », stile narrativo, canzonetta sentimentale. Ricchissimo, sotto la scorza apparente di una lingua letteraria media (dove ancora si rima amore/cuore ecc.), il movimento emotivo che è a pendolo fra la meraviglia di vivere e un dolore da piede gonfio; mentre mobilissima è anche la variabilità, la temperatura, l’« intonazione » della poesia penniana sempre in mutevole equilibrio fra lo stupore onirico, la battuta gnomica, il tono fatale, il sottinteso ironico (e magari il sorriso di compassione) e soprattutto il decreto di legge esistenziale da oracolo e da idolo impenetrabile col volto pieno di rughe.

Penna è un poeta molto « chic », senza volerlo, senza saperlo (almeno in un primo tempo); col passare degli anni, ha poi sostituito a linee musicali di una certa evanescenza tecnica, senza per questo tradirsi, una franchezza ritmica che si esalta nella precisione di segno degli « appunti », nella semplicità ricca di sottintesi del distico e della quartina. Poeta « fuori dalla realtà », Penna è un poeta immerso nella storia. È un poeta «italiano », che ci racconta e ci dice come è fatto il nostro paese. Nessun poeta italiano del Novecento ci parla mai di noi e dell’Italia; Penna sì, Penna ha percorso tutta l’Italia — l’Italia sconosciuta, l’Italia anonima — con la febbre, si direbbe; e in pochi versi ce la descrive tutta da Milano a Ancona, da Roma a Perugia.

Penna è un grande classico della malattia; ma la sua vera perversione consiste nel fatto di avere vissuto la malattia con uno splendido abbandono da sano, respirandola a pieni polmoni, percorrendola come un sentiero di montagna; e da questo paradosso, da questo imbroglio scendono giù tutti gli altri. La poesia di Penna è un sistema di equivoci: tutto vi è reale, poiché i treni, le campane, gli stadi, i cinematografi, le osterie sono quelle della vita italiana reale, delle città e delle campagne italiane prima e dopo la seconda guerra mondiale; e tutto vi è sognato e «irreale », straniato dalla gioia di passarvi dentro in sogno, colmi di quella gioia solitaria e angosciosa che danno la disappartenenza e l’esilio. La gioia di Penna non è l’amore, è la solitudine; è la gioia di sentirsi anonimi, liberi e soli. Forse Charlie Chaplin, e nessun altro, è riuscito a figurare la solitudine e la felicità dell’uomo, nel mondo moderno, con la stessa intensità « anonima » di Sandro Penna.

La grandezza di Penna — grandezza unica nel nostro secolo — sta infine in una scelta radicale e estrema. Penna è il solo poeta del Novecento (non solo italiano) il quale non sia mai sceso a patti, per nessuna ragione, con la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo. Mai che Penna abbia « frequentato », anche solo per un istante, questa realtà. Non la contestava, non la protestava. Delle idee del secolo, Penna aveva anzi rispetto; ma era il rispetto di uno scienziato, il quale osservi, incuriosito, un gioco di fanciulli. Penna aveva rifiutato il mondo degli adulti; lo aveva rifiutato come un mondo insignificante, un po’ volgare, un po’ mi-serabile; un mondo fatto di loschi affari e di vanità risapute, di angosce meschine e di ridicoli imbrogli. Penna aveva rifiutato di « appartenere alla realtà », la sua parola tematica è « vita ». Se questa scelta sia stata eroica, quanto intelligente e lungimirante, giudicheranno i posteri: « se posteri » — diceva Penna masticando le parole, biascicandole (per la piorrea) con l’orgoglio infantile di chi pronuncia un pensiero pauroso — « se posteri esisteranno ».

Cesare Garboli

Poesia italiana del Novecento. A cura di Piero Gelli e Gina Lagorio (Garzanti 1980), Volume secondo. Voce: Sandro Penna (a cura di Cesare Garboli): pp. 525-526

Biografia da Enciclopedia Treccani online

Cesare Garboli, saggista italiano (Viareggio 1928 – Roma 2004). Traduttore, consulente editoriale, redattore e poi condirettore di Paragone, ha pubblicato numerosi interventi critici (sulla letteratura, il teatro, le arti figurative), in cui al rigore dello studioso si unisce l’originalità dell’interprete, all’insegna di una dichiarata insofferenza per le teorie letterarie. Raccolte parziali di essi sono apparse nei volumi La stanza separata (1969); Penna papers (1984), dedicato al poeta S. Penna; Scritti servili (1989), che riunisce prefazioni a una biografia di Molière e a testi di Delfini, N. Ginzburg, Penna, Morante e Longhi; e Falbalas. Immagini del Novecento (1990).

La biografia completa Qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-garboli_%28Dizionario-Biografico%29/

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lavora in biblioteca. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. É stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 - Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d'arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018). Al di qua di noi (Arcipelago itaca Edizioni, 2023) è la sua ultima raccolta.

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